Felicia Kingsley - L'intervista


L’intervista

«Che felicità, sono i teenager a leggere libri» 

La regina del romanzo rosa, che ha venduto oltre due milioni di copie, parla dello "Spezzacuori", appena uscito: «I giovanissimi mi seguono da sempre» 

Riccardo de Palo su Il Messaggero

 

A volte i teenager vengono percepiti come una fascia d'età che non legge, invece (e i dati Istat lo confermano) sono lafetta più grossa dei lettori». A parlare è Felicia Kingsley, pseudonimo di Serena Artioli, fenomeno da oltre due milioni di copie. L'anno scorso, è stata l'autrice che ha venduto di più, con più titoli in classifica. Alle sue presentazioni, sono le ragazze under 20 a prenderla d'assalto, a chiederle un selfie, o un autografo. «Ma stanno arrivando anche i ragazzi - precisa la regina del romance - io sono fiduciosa». L'autrice 36enne di Carpi (Modena), ha appena pubblicato Lo spezzacuori, prequel di Due cuori in affitto, fortunatissimo romanzo che dal 2022 figura stabilmente nella top ten dei libri più venduti. «Mi è venuta l'idea di raccontare qualcosa di più sul protagonista Blake Avery, autore di bestseller un po’ scapestrato: il suo passato sentimentale». 

Stavolta usa il punto di vista maschile. È la prima volta?

«In altri romanzi avevo sperimentato il doppio punto di vista, con lei e lui che raccontavano la storia a capitoli alternati. Ma effettivamente non avevo mai usato dall’inizio alla fine la prima persona maschile». 

Blake Avery è un donnaiolo, un ribelle, ma con un suo senso dell'onore e dell'onestà, è così?

«Sì, duro fuori e tenero dentro. Scopriamo che il lato romantico era più spiccato quando era giovane, alle prese con i primi amori. Poi è cambiato dopo alcune delusioni». 

Si è ispirata a un personaggio reale?

In questo caso non ho trasportato in Blake Avery dei tratti di persone che abbia realmente conosciuto. Però ho esperienza di altri che, come lui, si sono creati un muro difensivo». 

Quanto le somiglia Blake Avery? Anche lui è uno scrittore di successo.

«Per come lo descrivo, il suo successo è molto più grande, più consolidato. Alcuni tratti in comune li abbiamo: non essere particolarmente costanti, concentrati, ridursi sotto scadenza nella consegna dei manoscritti. Io però sono una persona con cui è abbastanza facile lavorare. Sulle copertine, sono veramente insopportabile. Ma sui testi mi sottometto all'editor, letteralmente». 

C'è un altro libro che sta per uscire, il 3 aprile, la sua traduzione di “Una ragazza fuori moda” di Louisa May Alcott, più nota da noi per “Piccole donne”.

«Per quella copertina non ho potuto esprimermi più di tanto, si tratta di una collana con un suo schema predefinito. Però mi hanno dato molta libertà all’interno del testo, sono andata a cercarmi delle illustrazioni di una edizione del 1926. E ho scritto la prefazione». 

È Alcott il suo modello? 

«No, perché credo sia abbastanza irraggiungibile. Ancora oggi è un'autrice modernissima, molto innovativa, malgrado venisse da un background religioso». 

Qual è la chiave del suo successo? Il potere rassicurante dei suoi libri? Tutto è iniziato durante la pandemia, vero?

«Sì diciamo che c'è stato un allargamento di platea, come è successo anche ad altri. Ho avuto la fortuna di scrivere Appuntamento in terrazzo. Nel 2020 eravamo in una sorta di nebbia editoriale. Ci dicevamo: cosa faranno le librerie, riapriranno? E così abbiamo pubblicato una novella solo in digitale. Anche se raccontavo un tema legato al lockdown, ho sempre cercato di tenere un tono non troppo drammatico, di non fare spettacolo del dolore. E questo è stato apprezzato». 

È stato il suo punto di svolta?

«Sì perché parallelamente c'è stata una riscoperta della mia backlist e tutto i romanzi precedenti hanno avuto un rimbalzo» [...]


30/03/2024