Odi et amo. La regola del romance
di Felicia Kingsley, Robinson
Perché ci piacciono così tanto i romance in cui i protagonisti all'inizio sono nemici e poi s'innamorano? Quelli che, in breve, chiamiamo romance "enemies to lovers"? Che poi, è solo uno dei tanti trope che vede i due personaggi principali in contrasto, ma abbiamo anche "hate to love" o "rivals to lovers". Anzitutto, partiamo dalla base: cos'è un trope? È ciò che possiamo anche chiamare topos letterario, ossia uno schema narrativo ricorrente che contribuisce a sorreggere l'impianto della storia, a definire le dinamiche tra i personaggi, o a descrivere determinati passaggi. Dunque, non si tratta di una moda corrente o una novità: è sempre esistito, ha solo cambiato nome. I trope sono anche utili strumenti che i lettori e le lettrici usano per orientarsi tra la grande proposta di letture di cui disponiamo oggi; una specie di bussola. Sebbene si parli di trope soprattutto nella narrativa romance, ci sono in qualunque altro genere di romanzo, sia esso thriller, fantasy, mystery, ma anche nella narrativa non di genere. Ma dato che parliamo di romance, vediamo questi trope da vicino: si parla di enemies to lovers, ovvero nemici che diventano amanti quando i due personaggi sono divisi da cause più grandi di loro, per esempio appartengono a fazioni contrapposte, dunque si trovano uno contro l'altra perché a separarli vi è una sovrastruttura, senza che tra loro intercorra un'inimicizia personale. Romeo e Giulietta rappresenta a pieno titolo il trope degli enemies to lovers: i due ragazzi non si odiano, ma la contesa familiare impone loro di vedere un nemico nell'altro. Secoli più tardi, Jane Austen ha fatto largo uso del trope "hate to love", l'odio che diventa amore. Questo invece ha una radice strettamente personale, a volte legata a vecchie ruggini, o a un rapporto partito con il piede sbagliato poiché non ci si è piaciuti a pelle, o si hanno dei preconcetti nei confronti dell'altro, o ancora perché uno dei due si è espresso in termini poco lusinghieri nei confronti dell'altra persona. È proprio ciò che avviene nel primo incontro tra Lizzie e Darcy in Orgoglio e Pregiudizio. Lei parte già prevenuta verso quest'uomo immensamente ricco e dall'aria altezzosa; lui si lascia andare a quel «passabile, ma non abbastanza graziosa da tentarmi», commento origliato che ferisce la protagonista. Nessuna sovrastruttura li separa, eppure tra loro si genera un attrito personale. Così anche in Emma, Mr. Knightley pungola e sfida l'eroina austeniana, coinvolgendola in un continuo braccio di ferro verbale, davanti al quale la giovane caparbia e dal carattere fumantino non si tira mai indietro. O nel più maturo Persuasione, dove abbiamo Anne Elliot che si ritrova ad affrontare, dopo sette anni, l'uomo che l'amava e che lei ha respinto perché inferiore dal punto di vista economico e sociale. Oggi i romance contemporanei spesso ruotano intorno al trope "rivals to lovers", un ibrido tra i nemici per obbligo imposto da terzi e il rancore privato. I rivali che s'innamorano sono personaggi che si trovano in competizione per lo stesso obiettivo: colleghi che ambiscono alla stessa promozione, sportivi che si contendono lo stesso premio, studenti che vogliono ottenere la medesima borsa di studio e finiscono a farsi la guerra e a sabotarsi a vicenda. Tutti questi trope hanno in comune un conflitto ed è proprio qui la spiegazione del perché questi romanzi sono tanto apprezzati…
24/08/2025