Massimo Lugli - La gang delle 3B


A tu per tu con la gang dei marsigliesi

La banda che conquistò Roma nei 70 ha ispirato il suo nuovo noir. Ma da cronista Massimo Lugli l'ha conosciuta bene. E qui ne ricorda fatti e misfatti.
di Massimo Lugli su Il Venerdì

«Tu te rappelles Marseille, mon pote?»
Era l'attacco di uno strepitoso pezzo firmato Ugo Mannoni, una di quelle incredibili articolesse di 180 righe, sotto un titolo a tutta pagina, su quei lenzuoli a nove colonne, in bianco e nero, che erano i giornali di allora.
Roma, 1975, redazione di Paese Sera. Tema del giorno: l'arrembaggio della Gang con la erre moscia, i gangster venuti da Oltralpe che stavano rivoluzionando la sonnacchiosa malavita romana ancora prigioniera del mito del "saccagno" e della "puncicata", la truce e smargiassa eredità dei bulli di inizio secolo. Mannoni, con la sua scrittura esplosiva e la sua incredibile creatività, li raccontava perché li conosceva di persona, i nuovi arrivati. Fin dall'esordio. E sapeva descriverli come nessuno.
Madame e messieurs, ecco a voi i protagonisti, in ordine di apparizione: Albert Bergamelli, Maffeo Bellicini e Jaques Berenguer. Ci volle poca fantasia per battezzarli "La gang delle tre B" anche se molti quotidiani rimasero fedeli al soprannome più cinematografico, che riecheggiava il titolo italiano del film di José Giovanni, con un irresistibile Jean-Paul Beimondo e una straordinaria Claudia Cardinale.

Quelli della calibro 9

E cinematografici lo erano da matti, i Marsigliesi. Abiti sgargianti, più gioielli della Madonna di Loreto, auto di lusso, locali notturni, splendide donne di vita e malavita dai soprannomi come "Bocca di Pietra" e "Yu Yu" e tutto il resto. Ma i mitra e le pistole che maneggiavano non erano armi di scena e il sangue che versavano era vero. Se ne accorsero i boss tradizionalisti che cercarono di opporsi all'invasione: Sergio Maccarelli, "Er Maccarello", Carlo Faiella, Ettore Tabarrani, Umberto Cappellari. Sterminati uno dopo l'altro. I pischelli di borgata che si stavano facendo le ossa tra scippi, furti e rapine, chinarono la testa o accettarono il reclutamento con gioia. Nessuno poteva saperlo ma, all'ombra della Gang delle Tre B, si stava formando quella generazione criminale che, a metà degli anni 80, noi cronisti cominciammo a chiamare la Banda della Magliana. Ci piacevano da morire, i Marsigliesi. Dopo il pezzo di Mannoni un altro grande giornalista, Giorgio Dell'Arti, si lanciò in un'inchiesta con meno suggestioni ma tantissime notizie "Quelli della calibro 9".


20/03/2026

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